1 - NOTE DI REGIA
Immenso, visionario, evocativo Menotti. Dopo una prima lettura del libretto de La Medium, una frenetica e appassionata forza creativa mi pervade alla ricerca di una “materializzazione” di ciò che ho appena letto; immagini e simboli si accavallano senza sosta uno dopo l’altro assecondando un unico comune dominatore; mai come in questo libretto il soprannaturale diviene una forza dirompente e inquietante, alimentato dalle tensioni individuali che i personaggi si portano dentro come conflitti difficilmente risolvibili. Di impulso si fanno spazio riflessi letterari di Byron e Shelley, di Goethe e di Schiller, di E.A. Poe e di Irving, di pitture dai soggetti e dai cromatismi pervasi di malinconia come le tele di Friedrick che mi spingono ad abbandonare l’ambientazione di fine anni ‘40 concepita dall’autore per addentrarmi invece in un tardo ‘800 che ha oramai assimilato la rivoluzione romantica e dove tutti gli aspetti “notturni” e “gotici” della vicenda vengono esaltati in un caleidoscopio di sensazioni dove anche il quotidiano possiede una parvenza di mistero. Un periodo questo profondamente segnata dalla data di nascita ufficiale dello spiritismo, sia come pratica che come dottrina, che coincide con il 31 marzo 1848, quando le sorelle Fox ottennero in America la prima comunicazione dialogica con le supposte “entità spirituali” attraverso l’ausilio di un vero e proprio alfabeto convenzionale fatto a base di colpi. Da quella sera di fine marzo la famiglia Fox divenne il centro di una morbosa curiosità; giri di propaganda, esibizioni pubbliche e sedute private si susseguirono in un crescendo incessante: successivamente nuovi soggetti dotati del potere di comunicare con le entità si manifestarono un po’ dovunque, rivelandosi per la maggior parte soltanto degli ingegnosi maestri dell’illusione. Fu un’esplosione gigantesca di entusiasmo popolare, un autentico fenomeno di moda e di costume e gli adepti del nuovo credo divennero centinaia di migliaia ed in pochi anni milioni; in tutti i salotti dell’aristocrazia americana ed europea si faceva a gara nel produrre levitazioni e movimenti di tavoli, sedie e cappelli, voci dirette e musica medianica utilizzando i trucchi e gli stratagemmi più disparati.
Il grandioso lavoro di Menotti è riuscito a sollevare tutto questo magma ribollente storico e culturale; un’opera La Medium da assecondare, da curare nei minimi dettagli, da vitalizzare con estrema forza evocativa attraverso un ambiente e una cultura romantica di cui ho avvertito l’imponente presenza anche tra le righe dei personaggi: Baba avvolta dall’occulto, la falsa medium che sfrutta senza ritegni la moda dilagante dello spiritismo fino a che diventa essa stessa vittima delle sue macchinazioni; la falsità e la messinscena del suo rituale ad un certo punto si rompono, il confine tra il reale e la percezione del soprannaturale diventa sempre più fragile fino a sgretolarsi sotto il peso lancinante del dubbio, alimentato dalla “presenza” sempre più marcata delle entità evocate, spettri dall’umanità tangibile, che rincorrono la forte ossessione di lasciare un graffio sul monolite dell’eternità, di lasciare un segno della loro presenza che possa vivere oltre l’oblio. Da qui la materializzazione di una rosa rossa, nel linguaggio dei fiori simbolo del ricordo, da lasciare in dono al mondo mortale. Monica è un altro personaggio di spessore, che oscilla sempre tra impeti di giovialità adolescenziale e forti sensi di responsabilità tipico delle eroine romantiche: nella vicenda è lei la colonna portante alla quale Baba si afferra per non venire travolta dai suoi incubi, ed è sempre lei che si fa scudo protettivo dell’odio che viene riversato sull’anello più debole della catena, quel ragazzo muto adottato da Baba di nome Toby, sorta di giovane Werther alle prese con un sogno d’amore da dichiarare con coraggio senza le armi della parola. E poi ancora sfilano i clienti della medium, i Signori Gobineau e la Signora Nolan, affascinati dall’esoterismo e dal sogno, pervasi da una nostalgia di cose e persone care lontane nel tempo e nello spazio, molla questa che li spinge a sedersi attorno ad un tavolo circolare per riempire il vuoto tragico di assenze che urlano invece la loro presenza. Gli elementi del Romanticismo irrazionale che sguaina la spada contro la realtà empirica sono tutti presenti e reclamano forte la loro rappresentazione nell’evocativa cornice scenografica realizzata da Paolo Ceccarini.
2 - LA TRAMA
La Signora Flora, aiutata dalla figlia Monica e dal ragazzo muto Toby, vive ingannando la povera gente con le sue presunte qualità di medium. Ha luogo una seduta spiritica: Flora si finge in trance, mentre Monica, vestita di fluttuanti veli bianchi, appare in una luce azzurrina alla signora Nolan, che ha perduto una figlia, e poi, al riparo di una tenda, imita il dolce riso di un bimbo, che ai coniugi Gobineau sembra quello del loro bambino morto. La seduta è al termine quando Flora si alza urlando: una mano gelida l’ha afferrata alla gola. Allontanati i clienti, Flora accusa Toby di averle fatto uno scherzo crudele. Più tardi però le sembra ancora di udire grida e risate infantili. Monica la calma cantandole una dolce ninna nanna. Il secondo atto si apre con Monica e Toby che giocano serenamente: Flora irrompe ubriaca, accusa ancora Toby e lo frusta crudelmente. Giungono i clienti, ma Flora non vuole insistere nella finzione, svela l’inganno e li scaccia. Vorrebbe scacciare anche Toby, ma Monica lo difende. Flora piomba in una sorta di delirio, vede una tenda fluttuare, afferra una pistola e spara: una chiazza rossa di sangue si allarga sulla tenda e il corpo di Toby cade senza vita. Monica fugge terrorizzata; Flora, impazzita, crede di avere ucciso lo spettro.
3 - CONSIDERAZIONI TRUCCHI
Questo è il materiale che spero possa aiutarti a capire l’atmosfera generale su cui plasmare il trucco e, dove occorrerà, le parrucche dei personaggi. Come potrai notare dalle note di regia il quadro complessivo è particolarmente notturno e gotico, con una scenografia che riproduce una sala semicircolare di decadente eleganza dai cromatismi grigi, su cui si stagliano due aperture incorniciate da tendaggi rosso porpora. L’arredo prevede candelabri, sedie e tavolo nero, e anche I costumi dei personaggi hanno una colorazione in cui dominano appunto il grigio, il nero e il rosso. Oltre ai personaggi previsti nel libretto avrò anche due comparse, un bambino e una ragazza, che alla fine del secondo atto mi andranno ad interpretare i “fantasmi” dei figli scomparsi che mi aiuteranno a rendere ancora più fragile il confine tra la realtà e la percezione del soprannaturale. Il trucco in questo caso deve essere quindi pesantemente spettrale. Per il resto del cast direi che il trucco deve riflettere ed integrarsi nella direzione in cui corre l’ambientazione. Per ciò che concerne il capitolo parrucche credo che questo accessorio possa essere ridotto soltanto a tre personaggi, che adesso ti passo ad elencare specificatamente:
- BABA (Ida Maria Turri) Persona sui 50-60 anni, quindi sarà opportuno un invecchiamento. Necessita di una parrucca dalla tonalità grigia. Nel primo atto può avere I capelli raccolti, nel secondo scompigliati.
- MONICA, Figlia di Baba (Silvia Da Ros). Ragazza sui sedici anni, quindi occorre un ringiovanimento. Secondo il tuo esperto parere, per ottenere questo effetto è meglio una parrucca nera o bionda? Fammelo sapere perchè dovrò scegliere una comparsa in conseguenza di questa decisione. Pensavo comunque che fosse opportuno che avesse capelli lisci, anche per motivi di regia, perchè in un particolare momento si dovrà togliere una coroncina di fiori senza “inciampi”.
- SIGNORA NOLAN (Svetlana Novikova) Vedi tu da foto se occorre una parrucca intera o solo un riporto.
- TOBY (Giulio Cancelli, di cui non hai la foto), SIGNORE E SIGNORA GOBINEAU (Nicolò Ceriani e Maria Teresa D’este) a livello parrucche sono a posto così come sono.